
“Guai a me se non predicassi il Vangelo”, questa dichiarazione semplice, chiara, forte simboleggia lo stile di vita di San Paolo ed è non solo lo slogan dell’anno a lui dedicato, ma anche la frase che meglio può descrivere lo spirito che ci ha accompagnati nel nostro pellegrinaggio a Roma alla tomba del Santo.
Sabato 7 marzo, circa 1300 persone (me compresa, naturalmente…) del IX Decanato dell’Arcidiocesi di Napoli, si sono riunite all’ingresso della Basilica di San Paolo fuori le mura e, guidate dai rispettivi parroci, sono entrate tutte in Basilica dove era stata riservata l’intera navata centrale. Vedere tanta gente che si incamminava, un gruppo dietro l’altro, mi ha fatto profondamente emozionare; tante comunità, tante esperienze diverse, ma tutti uniti in un’unica fede che ci conduceva verso l’altare, verso l’Eucaristia, come quelle moltitudini citate in tante scene bibliche. Tutto questo mi ha fatto venire alla mente un’altra nota frase tratta dal vangelo: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo” (Mc 16,15). Il significato della nostra vita è proprio questo: essere missionari dell’amore ed annunciare il Vangelo a tutti, più incisivi che mai, ed in particolare oggi dove sembra che non ci sia più spazio per la fede, bisognerebbe arrivare ai cuori di coloro che non hanno più speranza, nei luoghi in cui sembra non esservi più posto per Gesù e per la Chiesa. Infatti, in relazione allo spirito missionario della giornata è stato chiesto a ciascuno dei pellegrini di portare un vangelo da donare ai carcerati, accompagnando questo dono con una frase di conforto e solidarietà cristiana.
Essere presente a quest’esperienza ha rafforzato in me ancora di più l’idea dell’importanza di una comunità allargata in un costante cammino verso Dio e verso gli altri.
Luisa Orata – Parrocchia Ave Gratia Plena di Barra
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Per noi fedeli della parrocchia S. Maria della Neve il pellegrinaggio è iniziato il 4 marzo con la celebrazione della penitenziale. Abbiamo atteso l’alba del sabato con trepidazione chiedendoci: pioverà, non pioverà? Finalmente una splendida giornata di sole dopo tanta pioggia! Si parte alla volta di Roma. È stato bello incontrare fuori la Basilica romana tante persone provenienti dalle altre parrocchie, salutare i sacerdoti che non si vedevano da tanto tempo. Il “popolo di Dio” con una grande processione è entrato in Chiesa per la santa Messa e lucrare l’indulgenza plenaria.
La celebrazione eucaristica presieduta dal Decano Don Ciro Miniero e concelebrata da quasi tutti i presbiteri del Nono Decanato è stata molto sentita, una partecipazione attenta che ha evidenziato una comunione sia tra i sacerdoti che tra i fedeli tutti.
Il coro “Armonia Cordis” diretto dal maestro Giovanni Aprea ha animato la S. Messa con canti davvero sublimi, rendendo la celebrazione ancora più intensa. Poi, i pullman con i fedeli si sono diretti in luoghi già stabiliti per il pranzo. Noi siamo andati nel cortile della chiesa Santa Croce in Gerusalemme a consumare la colazione a sacco: abbiamo condiviso tutto quanto portato, un tripudio di panini, pizze e dolciumi vari.
Don Ciro ci ha portato a visitare l’interno della chiesa e la cappella delle Reliquie della Passione. Ci ha spiegato che le teche custodiscono frammenti del legno della croce di Cristo, il chiodo della Crocifissione, il Titulus recante una parte della scritta “Gesù Nazareno re dei giudei”. Davanti a queste reliquie il nostro parroco ci ha invitati a riflettere e pregare nel silenzio del nostro cuore. Il giubileo è continuato con la salita in ginocchio, per chi poteva e voleva, della Scala Santa.
E’ stato molto emozionante! Lo sforzo ci ha fatto meditare sulla Passione, Morte e Resurrezione di Gesù. Il suo amore è stato ed è talmente grande da donare la sua vita per tutti: giusti e peccatori perché avessimo la vita eterna. La giornata si è conclusa con la partenza per il rientro a Napoli. Anche in pullman si è vissuto un bel momento con la preghiera dei Vespri cantati insieme al coro Armonia Cordis.
Angela e Salvatore Sorrentino
Parrocchia S. Maria della Neve - Ponticelli
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Quest'anno la chiesa centra la sua attenzione sulla figura dell'apostolo Paolo, del quale ricorre il bimillenario della nascita. In virtù di questo evento i parroci del nostro decanato hanno Organizzato un pellegrinaggio alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, in Roma, dove è custodito il suo corpo. Recarci con la nostra comunità e parte della nostra C.E.B. la quale sin da quando si è formata è stata identificata proprio con il nome di S. Paolo, ha suscitato nei nostri cuori un sentimento particolare. Andare insieme come famiglia è stato per noi molto importante perché vivere insieme momenti di preghiera aiutano a rinsaldare vincoli innanzitutto familiari ed ancora di amicizia con quanti ci circondano. Essere parte di tanta gente (circa 1500 persone) ha creato in noi un senso di serenità e di sicurezza, non ci siamo sentiti isolati ma pienamente inseriti in quel fiume umano che in preghiera e raccoglimento si accingeva a varcare la soglia della Basilica. Abbiamo avvertito la presenza del Signore su di noi e tra noi durante tutta la celebrazione, e niente ha turbato la compostezza dell'assemblea anche se la chiesa era gremita. Terminata la "parte spirituale", la giornata è proseguita all'insegna della gioia e della fraternità davanti a un buon pranzo consumato a Grottaferrata, allietato da un chitarrista che ha proposto stornelli romani e canzoni classiche napoletane.
Ernesto e Maria Galasso
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“Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”. Questa scritta in latino sul lato sinistro della porta giubilare della Basilica di San Paolo fuori le mura a Roma, credo sia il messaggio che a me e agli altri pellegrini dello scorso 7 marzo, abbia dato senso e motivo di gratitudine a Dio e ai fratelli per l’intera giornata. Non è stata la prima volta che con il Decanato ci siamo mossi. Tuttavia è sempre bello vivere momenti di profonda e visibile unità e ritrovo sulla stessa meta. La meta dei nostri cammini pastorali parrocchiali, difatti, è quella di sperimentare come Chiesa, popolo di Dio, la soavità di proporre con forza e gioia il messaggio del Vangelo ai nostri giorni. San Paolo ci ha messi in viaggio quel luminoso e solare primo sabato di marzo per incontrare chi abbiamo vicino: i parroci, i sacerdoti, i diaconi, i consacrati e le consacrate e tanta, tantissima gente delle nostre comunità. Vedere la comunione fa bene alla comunione. E questo segno di vicinanza concreta nella partecipazione all’Eucaristia, come pure in tanti altri momenti della giornata, ha comunicato a ciascuno il senso della sicurezza che chi vive l’amore di Cristo si fa fratello e amico di tutti. Ritornando verso casa in pullman abbiamo raccolto a caldo le esperienze di tanti; è sembrato che da tutti trasparisse una indicibile contentezza riconducibile all’aver condiviso con tanti sacerdoti dei dintorni e tanti amici e conoscenti, la stessa mensa della vita. Sempre sulla via del ritorno accogliendo il segno dei vangeli offerti per i carcerati, mi è parso opportuno ricordare che San Paolo ha avvertito forte l’esigenza della missione di portare il Vangelo ai pagani, ai lontani dalla fede; è stato spinto con forza fino a Roma per dare piena testimonianza di ciò per cui ha lottato e gioito nel suo fecondo apostolato. Al pari, noi siamo chiamati a ritornare alla nostra “Roma”: alle nostre comunità, alle nostre case, nei nostri ambienti quotidiani, per seminare con coraggio la Parola della Vita. Questi momenti di “Tabor” ci aiutano a tornare con maggior energia e motivi di speranza per rispondere con la vita all’essere pure noi “apostoli”, “portatori di Cristo”, tra le genti e tra le culture che ci circondano.
Don Pino Venditto
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7 MARZO 2009: una data che non dimenticheremo così facilmente!
In occasione del Giubileo Paolino indetto dal Santo Padre Benedetto XVI dopo duemila anni dalla nascita dell’Apostolo delle genti, le parrocchie del nostro decanato si sono date appuntamento alla Basilica di San Paolo fuori le mura a Roma presso il luogo dove fu sepolto lo stesso apostolo dopo la sua decapitazione.
Per le nostre comunità parrocchiali è stata l’occasione oltre che per lucrare l’Indulgenza plenaria sia per sé che per i propri defunti, anche e soprattutto per maturare quello spirito di comunione e di fraternità di cui si fa portavoce anche San Paolo nel suo epistolario.
I pellegrini radunati dai propri pastori o responsabili sono pervenuti tra le 10,00 e le 10,30 presso la stessa Basilica e dopo aver pregato sulla tomba del santo si sono tutti radunati nel quadriportico antistante al tempio e in processione hanno varcato la maestosa porta di entrata formando un unico grande gruppo.
Alle 11,30 è cominciata la solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta dal Decano don Ciro Miniero che, insieme ai sacerdoti, ai diaconi, ai ministri istituiti, ai seminaristi, ai ministranti e a tutto il popolo santo di Dio, ha rinnovato il monito di San Paolo scelto anche come tema dell’intera giornata di preghiera: “Guai a me se non annunciassi il Vangelo!” invitando tutti noi a coltivare lo spirito di unità e di comunione affinché questo sia solo l’inizio di un lungo percorso che possa portare le nostre realtà parrocchiali a riunirsi per testimoniare ai lontani l’unità ecclesiale e rispondere generosamente alle parole di Gesù che dice: “Vi riconosceranno da come vi amerete”.
Al termine della Santa Messa i vari gruppi intervenuti per l’evento giubilare si sono riuniti alle proprie guide proseguendo autonomamente il pellegrinaggio.
Il Vangelo che ci siamo proposti di annunciare una volta tornati nelle nostre parrocchie è stato anche “il segno della carità”; ogni partecipante, infatti, al termine del pellegrinaggio ha potuto dare al proprio parroco un piccolo Vangelo che sarà donato ai detenuti del carcere di Napoli.
Busiello Gennaro, seminarista del I anno