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martedì, set. 07 02.38

 
 

 
 
 
 
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 Eventi Vari

 
 
RiduciAVE GRATIA PLENA
   

Parroco

don Ciro Miniero

Vice Parroco

don Maurizio D'Alessio

Numeri Abitanti

8000

Orario Apertura Parrocchia

 dalle 7.30 alle 11.30

dalle 17.00 alle 21.00

Orario ufficio Parrocchiale

dal lunedì al venerdì dalle 17.00 alle 19.00 

Contatti

Indirizzo

Corso Sirena 272 80147 Napoli - Barra

Telefono

0815727735

Fax

0815727735

E-mail

avegratiaplenabarra@libero.it

Celebrazioni liturgiche

Orari Messe

feriale

Ore 8.30
Martedì ore 09.30 – 11.00

Prefestiva

chiesa S. Teresa ore 17.30
in parrocchia ore 18.00 (18.30 ora legale)

Festiva

in Parrocchia 8.00 - 10.00 - 11.30
S. M. del Pozzo 10.00

 

il giorno 27 di ogni mese S. Messa in onore della Beata Maria della Passione ore 18.30 (tranne la Domenica)

Celebrazione
del
Battesimo

II e IV domenica del mese

Celebrazione
della
Cresima

10 aprile ore 18.30 celebra Mons. Gaetano Romano Vicario  Episcopale per la Carità

Celebrazione del Sacramento della Riconciliazione

 ogni giovedì dalle 17.30 alle 19.00

Adorazione Eucarisitica

 ogni giovedì dalle 18.00 alle 19.00

Altre Informazioni

Movimenti ecclesiali

Opera dell'Amore Sacerdotale

Presenza Religiosi nel Territorio Parrocchiale

Povere Figlie della Visitazione (Casa Madre e Generalizia)

Povere Figlie delle Sacre Stimmate

 
 
RiduciLa storia
   
1                    BREVE STORIA DI BARRA
Ai limiti del “Padulanum, una vasta zona melmosa a oriente di Napoli, a pochi passi dal mare, nacque alla fine dell’XI secolo, in località Serini, un piccolo agglomerato di contadini che cercavano di strappaew, con la forza delle braccia, qualche lembo di terra da coltivare. Molti ne ignoravano l’esistenza fino a quando un censimento, voluto da Federico II di Svevia, non scoprì questa piccola comunità: un centinaio di persone in tutto. Quasi nello stesso periodo un altro nucleo di volenterosi disperati, si stabilisce nella zona di Casavaleria dove un pozzo, menzionato in uno strumento del 1135, dava acqua e possibilità di sopravvivenza ai poveri contadini. In un’altra località, detta “Tresano” o “Trasano” è testimoniato un altro insediamento, presente sin dal tempo degli Angioini.
Probabilmente i membri di una stessa famiglia andavano a lavorare in punti diversi della zona. Una serie di fenomeni naturali sfavorevoli (le scorrerie piratesche, la peste, un contagio di catarro) convinsero i componenti dei tre nuclei ad accorparsi sull’esempio dei Casali viciniori. Nacque così “La Varra de Serini” come si legge su una lapide apposta sul pavimento della chiesa di Santa Maria del Pozzo.
Varie interpretazioni sono state date del toponimo “Varra” o “Barra”: ammasso di sabbia, portico, che in greco corrotto si dice “Barra”, cognome di un proprietario terriero, forma allungata del Casale, barra trasversale di chiusura al limite con il Casale di San Giorgio per il pagamento del dazio. La nuova entità giuridica assunse lo stemma della Sirena bicauda (probabilmente era questo lo stemma del “comes” fondatore del nucleo originario).
Nei primi secoli di vita il Casale venne amministrato dall’Estaurita costituita dagli uomini del Casale noti per saggezza ed onestà. Queste organizzazioni avevano un carattere principalmente assistenziale e spirituale. Per quest’ultima esigenza avevano la facoltà di nominare e pagare un cappellano. Dopo il Concilio di Trento, alle Estaurite si sostituirono le Congregazioni. A Barra ne erano presenti tre: quella di Sant’Antonio, quella della SS.ma Annunziata e quella del SS.mo Rosario. Sulla spiritualità del Casale influirono molto anche i Francescani e i Domenicani.
Molte traversie affrontò Barra soprattutto nel XVII secolo: una disastrosa eruzione del Vesuvio nel 1631, le ripercussioni della rivolta di Masaniello nel 1648, una violenta peste nel 1656. Ma a questo secolo crudele seguì il XVIII, prodigo di onori e soddisfazioni: vennero ad operare a Barra i maggiori artisti dell’epoca come Vanvitelli, Fuga, Picano e i Solimena e nacquero ville bellissime e sontuose che affiancarono quelle preesistenti quali Villa Roomer: Villa Pignatelli di Monteleone, Villa De Gregorio, Villa Spinelli di Scalea, Villa Amalia, Villa Salvetti, Villa Filomena, Villa Letizia.
Anche il secolo XIX si consumò tra incubi e certezze: il colera micidiale del 1837, moltissime eruzioni del Vesuvio, gli aneliti di libertà della “Primavera dei popoli”, Nel periodo cosiddetto “francese” Barra fu amministrata dai Decurioni. Tale istituto fu mantenuto anche dai Borboni; dal 1859 fu istituita un’amministrazione comunale presieduta dal Sindaco. Il Decurionato divenne prima “La Comune”, poi “Il Comune”. La legge Speciale fascista del 15 novembre 1925 annette Barra ad altri Comuni di Napoli.
Da questo momento per il nostro territorio inizia un inesorabile declino.
 
 
2                    LA PRIMA CHIESA PARROCCHIALE DI BARRA
Due piccole chiese sorgevano intorno al 1100-1200 sul territorio di Barra: un piccolo tempio dedicato a San Martino, al confine con il Casale di San Giorgio e quella di Casa Valeria, dedicata a Santa Maria del Pozzo, la cui immagine era stata messa a protezione di un pozzo prezioso che forniva acqua ai contadini della zona.
Ma la prima chiesa nata con la specifica funzione di Parrocchia, fu quella dedicata a Sant’Attanasio, vescovo di Napoli. Sull’asse ortogonale del Casale (attuale Corso Sirena) sul quale incrociavano le stradine costituenti alvei per le acque che scendevano dalle pendici del Vesuvio (corrispondenti alla attuali Via Mastellone,Via Giambattista Vela e Via Bisignano), leggermente arretrata rispetto al piano della via, sorge la Chiesa di San Attanasio, detta successivamente Congrega della SS.Annunziata o Oratorio. Tale tempio apparteneva al Casale di Serini e, secondo il Cozzolino e il Lapegna, già nel 1336, veniva considerato molto antico, come risulta da un inventano di quest’anno dei beni dell’Ospedale dell’Annunziata al quale appunto la chiesa apparteneva
In questo inventano è detto che la chiesa confinava con la Via pubblica che porta al cimitero. Di quale cimitero si tratta, ce lo chiarisce lo stesso Lapegna nel suo volumetto sulle origini di Barra: “Nel 1865 (sindacato Paracuollo) quando si fece il corso stradale dell’attuale Corso Sirena, sotto le Torri, fra la Villa De Cristofaro e l’edificio delle Suore della Carità, si rinvennero molti scheletri umani con monete dilato e la lampada eterna, il che accenna ad epoca pagana, in cui si seppelliva fuori l’abitato”.
Questa chiesa, attiva fino a qualche anno fa (ricordo vi si portavano le salme per la benedizione) era ridotta in uno stato di penoso abbandono. Atti vandalici e isoliti capolavori di ladri incoscienti l’avevano ulteriormente deturpata: perfino l’altare era stato sventrato e ridotto a un cumulo di macerie. L’interessamento del Parroco don Ciro Miniero e l’intervento del Provveditorato alle Opere Pubbli­che, l’hanno restituita all’antico splendore.
L’impressione che ne ricevi, visitandola, è quella di una sobria austerità: al di là di un certo torpore, scopri i segni di una vitalità soltanto assopita e, con un minimo di sensibilità, senti quelle pietre raccontare una storia antica e affascinante.
Il soffitto a cassettoni, ancora perfettamente conservato perché abbastanza recente, ospita un affresco che rappresenta Gesù fanciullo che discute tra i dottori del tempio. Niente di eccezionale. Eccezionale è la tela dell’Annun­ciazione sull’altare maggiore e ancora più eccezionale un quadro, pessima mente restaurato, nei locali che dovevano presumibilmente fungere da sa­grestia: la Vergine tra uno stuolo di angeli. Il dipinto reca la data dell’esecu­zione (1774 o 1775) e la firma del suo illustre autore: Giambattista Vela.
 
 
3             LA CHIESA PARROCCHIALE DELL’ AVE GRATIA PLENA
Dalla visita pastorale del Cardinale Guglielmo Sanfelice (1878-1897) apprendiamo: “Nell’archivio della Parrocchia non vi sono documenti che parlano della sua fondazione, solamente una copia dell’istrumento di detta fondazione è presso il Municipio colla data 1° ottobre 1610 per l’istrumento rogato per Notar Trinchino. In quanto alla sua fondazione non ci sono documenti che ci fanno conoscere da chi furono sostenute le spese per detta fabbrica, ma per tradizione verbale si dice che furono elargite dalla maggior parte del popolo di Barra e, di poi, intervenne anche il Municipio.”
Il fortunato ritrovamento di uno sgualcito opuscoletto del Parroco Raffaele Guida, pubblicato nel 1882, ci permette di conoscere quali furono i cittadini che contribuirono maggiormente all’edificazione della chiesa: i Borrella, Juperiello, Riccio e Storta, discendenti forse dagli antichi estauritari.
In una memoria da presentarsi al Cardinale Filippo Giudice Caracciolo (1833-1844) vengono stabilite le misure della chiesa: “La medesima ha un atrio avanti e una sola porta per cui si entra. Ella è lunga palmi 120, larga palmi 45, alta palmi 70.” Conoscendo la misura del palmo napoletano (i palmi, come unità di misura, variavano da regione a regione) possiamo determinare la misura della chiesa, corrispondenti in effetti a quelle attuali: essa ha infatti subito rifacimenti all’esterno e all’interno, senza alterare mai la superficie originaria.. E’ dunque lunga metri 31,68, larga metri 10,88, alta metri 18,48.
La facciata è di una estrema austerità, intonata all’ambiente, da cui si distacca soltanto per la maestosità delle dimensioni. Due campanili, visibili un tempo da tutto il Casale, fiancheggiano una cuspide: un campanile ospita le campane, l’altro un orologio la cui manutenzione era a carico del Comune, fermo ostinatamente da qualche anno.
Alla scarna semplicità dell’esterno fa riscontro un interno non sfarzoso ma bello. La chiesa presenta un’ampia navata centrale, circondata su entrambi i lati da cinque cappelle di modeste dimensioni. Grazie alla luce che piove abbondantemente da una lanterna e ad un riuscito gioco di prospettive, essa appare molto più grande delle sue reali dimensioni. Isolata, come doveva essere al suo sorgere, senza la compressione delle abitazioni che oggi le si affollano intorno, quattro secoli fa forniva ai Barresi l’immagine della maestosità e della protezione. Ancora ai nostri giorni, il fascino che emana la “Chiesa Madre” è intatto e, nonostante il sorgere di altre quattro parrocchie, zelanti e operose, nessun Barrese si sente appagato se non varca almeno tre o quattro volte l’anno la soglia dell’Ave Gratia Plena:
L’altare maggiore, dedicato all’Annunciazione, è di uno stile che oscilla tra il classico e il barocco. Fino a qualche anno fa era circondato da una splendida balaustra, la quale è stata rimossa dopo il Concilio per permettere il contatto diretto del Sacerdote con il popolo dei fedeli (una parte è andata a formare l’ambone). A destra e a sinistra dell’altare ci sono due statue ottocentesche, di dimensioni reali, raffiguranti San Pietro e San Paolo: la Chiesa e l’Apostolo delle genti. Due angeli tedofori, della stessa epoca, portano luce: una volta con grosse candele, oggi con potenti lampadine elettriche. Il quadro che sormonta l’altare maggiore raffigura una movimentata scena dell’Annunciazione. E’ opera di Orazio Solimena. Anche se di pregevole fattura, impallidisce al confronto con le tele del più illustre Francesco: una folla di angeli distrae l’attenzione dell’osservatore che non riesce a concentrarsi appieno sulla figura centrale della Vergine, un po’ spaventata e turbata.
Questa parte della chiesa, restata intatta negli anni, contrasta con le cappelle laterali che nel corso dei secoli hanno invece subito molte modificazioni. Sarebbe lungo ripercorrere la storia che ha portato all’attuale disposizione. Ci limiteremo per questo a descriverne lo stato attuale.
Mettiamoci con le spalle all’altare maggiore e visitiamo le cappelle.
La prima a destra, quella dove attualmente si sistema il coro, è priva di altari ed ospita un pregevole dipinto ad olio su tela raffigurante Maria assunta in cielo. Voci senza fondamento attribuiscono il quadro a Luca Giordano che in quel tempo operava attivamente in San Giorgio a Cremano dove aveva preso stabile dimora. C’è qualcosa del grande maestro anche se noi siamo orientati a pensare che il dipinto appartenga soltanto alla scuola del celebre pittore. La seconda cappella dello stesso lato ospita un altare dedicato all’Immacolata. La statua, delicata e un po’ statica, rompe con i canoni iconografici tradizionali: ha il bambino in braccio.
Passiamo ora alla terza cappella, quella più visitata dal popolo dei fedeli, perché dedicata a Sant’Anna, “la vecchia potente”, protettrice assidua dall’atteggiamento ora materno e dolce, ora aspro e minaccioso. La statua della Madre della Vergine, attribuita allo scultore di legno e indoratore Giuseppe Picano, alloggia in una nicchia protetta da un vetro. Dignitosa nel portamento, il volto atteggiato a uno sforzo che può sostenere una madre per tenere a bada molti figli, la nostra Sant’Anna è un’opera bellissima. A destra e a sinistra dell’altare ci sono due dipinti: uno a devozione degli operai di Granili e Pietrarsa (quello a sinistra) rappresenta Sant’Anna che lascia il tempio, l’altro, a devozione della signora Carolina Napolitano Savino, rappresenta la presentazione di Maria: Entrambi, degli inizi del ‘900, recano la firma del pittore C. Costabile.
La quarta cappella, nota come “Cappella delle Anime Purganti”, ospita un autentico capolavoro: una tela dipinta ad olio del pittore Francesco Solimena. L’espressione dei volti, i colori particolari, il dinamismo della scena, fanno annoverare il dipinto tra i meglio riusciti dell’”Abate Ciccio”. A destra e a sinistra del quadro due lastre ricordano i nomi dei caduti per la Patria nella Grande Guerra. Dalla lunghezza dell’elenco si può arguire che Barra pagò per l’Italia un forte tributo di sangue.
La quinta e ultima cappella di questo lato ospita il Battistero, importantissimo dal punto di vista storico più che da quello artistico. Nel libro VII dei Battezzati 8che va dal 1678 al 1713) c’è una nota che dice: “il 19 aprile 1699, giorno di Pasqua, fu ultimato e forse inaugurato il battistero di pietra la cui costruzione era iniziata nel 1696 e che era rimasto incompiuto, per oscure ragioni, per ben 2 anni”. Il battistero reca alla sommità un piccolo gruppo raffigurante Giovanni che versa acqua sul capo di Cristo 8la scena fa il paio con un dipinto del soffitto). Una piccola stele in marmo reca la data, il nome del Parroco e quello degli Eletti del Casale che contribuirono con denaro pubblico alla realizzazione dell’opera: Essa recita: “Dom. abstergendam generis humani-labem infonde-dumque gratiae celestis nitorem, hunc verae salutis fontem-et animarun elvendarum lavacrum-ubi recens nati Christo regenerantur parenti assiduumque facit originaria culpa naufragiumtomaè agnelli sanctori botrelli et angeli sannini-pagi electorum pietas-Josepho Carlinoo parocho optime merito ad nitrente-aere publico formandum-excitandumque curavit-an. Reparatae salutis-MDCLXXXXVI”. Una mattonella incastonata nel muro reca scolpita la sirena bicauda, segno incontrovertibile dell’avvenuta fusione dei vari nuclei del Casale.
La prima cappella del lato destro è priva di altare: un confessionale di ragguardevoli dimensioni copre un quadro ad olio su tela raffigurante San Michele Arcangelo. Il quadro è sormontato dal Decalogo mentre i due ovali laterali sono vuoti. La seconda cappella ospita in una nicchia sovrastante l’altare una statua in cartapesta del Sacro Cuore di Gesù. La statua è sormontata da un dipinto raffigurante angioletti che contemplano il Salvatore. Sulle pareti laterali ci sono due dipinti raffiguranti Santa Margherita Alacoque che aveva una spiccata venerazione per il Sacro Cuore. A sinistra la Santa è in atto di contemplare misticamente il Cristo; a destra Gesù Bambino offre a Santa Margherita un ramo di fiori.
Segue la cappella di Santa Lucia. La statua della Santa è sormontata da un dipinto raffigurante i segni della Passione: una corona di spine con tre chiodi. Evidentemente, prima di ospitare la santa protettrice della vista, doveva contenere una sintesi della passione e morte di Gesù. Sul lato sinistro, infatti, c’è un affresco abbastanza deteriorato che rappresenta Cristo nei Getsemani e il Parroco Petrone affermava che fino ad alcuni anni fa, al di sotto della mensa, c’era una scultura in legno della Deposizione dalla Croce, scultura che dovette essere rimossa perché in pessime condizioni.
La quarta cappella non ha altare e un altro grande confessionale nasconde alla vista buona parte di un dipinto ad olio su tela della Natività.
La quinta e ultima cappella, anch’essa priva di altare, ospita un Crocifisso in legno e cartapesta. Al suo posto, fino a qualche anno fa, secondo una testimonianza del parroco, c’era una statua di San Raffaele Arcangelo, rimossa perché ormai deteriorata.
La chiesa è priva di cupola. Un cornicione che corre lungo tutto il perimetro, e presenta scene di angeli, alcuni dei quali reggono degli stemmi (quelli delle nobili famiglie di Barra?). Gli affreschi del soffitto sono tutti a firma di Raffaele Iodice e recano la data del 1922. Tra essi spicca un’”Ultima cena” a devozione di Emilio Somma, di chiara ispirazione leonardiana.
(Da “IL NOBILE CASALE DELLA BARRA” di Pompeo   Centanni – Casa editrice Fausto Fiorentino, 1997.)
 
 
 Esperienze Pastorali Riduci

Festa di Sant'Anna 2010

 Patrona di Barra

Come i Santi costruiamo la nostra vita in Dio

 

 

I Santi che noi veneriamo sono il segno concreto che il Signore agisce nella vita delle persone, donando pace e sostenendo nella via del bene. Essi ci invitano ad aprire il cuore a Dio per trovare serenità e perseveranza nel cammino non sempre facile della vita. Sant’Anna  accompagni tutti nella ricerca del bene e protegga il nostro quartiere.

 

 


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Pellegrinaggi

delle Comunità Parrocchiali di Barra

per venerare Sant'Anna

  

·      Martedì 29 giugno

ore 11.00 Comunità San Domenico

 

·      Martedì 6 luglio

ore 11.00 Parrocchia Maria SS. Di Caravaggio

ore 18.30 Parrocchia S. Maria di Costantinopoli

 

·      Martedì 13 luglio

ore 11.00 Parrocchia Sacro Cuore

 

·      Martedì 20 luglio

ore 11.00 Parrocchia S. Antonio

 
 

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